Palazzo Spinola - La Storia

La fondazione del Palazzo: i Grimaldi

Realizzato per volontà di Francesco Grimaldi prima del 1593, il Palazzo viene subito inserito nei Rolli di prima categoria (primo bussolo) e il suo prospetto su Piazza Superiore di Pellicceria è documentato nel volume “I palazzi di Genova” di Pier Paolo Rubens, stampato ad Aversa nel 1622. Del periodo dei Grimaldi, rimangono gli affreschi collocati sui soffitti dei saloni dei due piani nobili realizzati da Lazzaro Tavarone e raffiguranti l’Assedio di Lisbona (primo piano) e il Trionfo di Ranieri Grimaldi (secondo piano).


I Pallavicino

Il palazzo ospita la famiglia Grimaldi fino al 1650, anno in cui viene venduto da Tommaso Grimaldi al cognato Ansaldo Pallavicino in cambio della somma necessaria a sanare un ingente debito. Si tratta dell'unico passaggio di proprietà dovuto a una compravendita. Ad Ansaldo si devono alcuni interventi architettonici, tra cui la chiusura del loggiato aperto al primo piano nonché un sensibile accrescimento della quadreria grazie anche ai dipinti ereditati dal padre Agostino Pallavicino (Doge della Repubblica nel biennio 1637-1639), tra cui si segnalano il Ritratto di Ansaldo Pallavicino di Anton van Dyck, diverse tele del Grechetto e il bozzetto con l’Ultima cena di Giulio Cesare Procaccini.

Alla morte di Ansaldo, avvenuta nel 1660, la proprietà della dimora passa al figlio Niccolò Agostino che a sua volta lascerà la cospicua eredità alla sorella Anna Maria Pallavicino sposata con Gerolamo Doria.


Maddalena Doria e gli Spinola di San Luca

L'erede di Anna Maria Pallavicino, Paolo Francesco Doria, muore precocemente nel 1734.                   Il patrimonio passa alla sorella Maddalena Doria, sposata con Niccolò Spinola del ramo di San Luca (Doge della Repubblica nel biennio 1740-1742). Da questo momento il nome Spinola rimarrà legato per sempre alla storia del palazzo.               Divenuta proprietaria, la nobildonna avvia un ampio programma di ristrutturazione che interessa soprattutto il secondo piano nobile, costituito da una sequenza di ambienti caratterizzati da uno sfarzoso utilizzo delle dorature in sintonia con lo stile Rococò. Maddalena provvede a ingaggiare i più rinomati quadraturisti e pittori dell'epoca (Lorenzo De Ferrari, Giovanni Battista Natali e Sebastiano Galeotti) per conferire un aspetto alla moda alla sua dimora. A lei si deve la realizzazione di una elegante Galleria degli specchi, secondo il gusto più aggiornato dell’epoca.


Dagli Spinola di San Luca agli Spinola di Luccoli

Il figlio di Maddalena, Francesco Maria Spinola, sopravvive alla madre solo nove anni e, alla sua morte, il palazzo viene ereditato dal figlio Paolo Francesco Spinola.
Quest'ultimo, destinato a vivere durante uno dei periodi più bui per l'aristocrazia tra la Rivoluzione francese e la fine della Repubblica di Genova, è suo malgrado protagonista di un'intensa fase di dispersione del patrimonio. Costretto infatti - come gli altri nobili genovesi - a numerose vendite per finanziare le campagne napoleoniche non rinuncia però ad alcuni importanti acquisti di opere d'arte tra cui il suo Ritratto commissionato alla pittrice Angelica Kauffman.
Alla morte di Paolo Francesco, deceduto senza figli nel 1824, l'eredità viene spartita tra tre cugini materni: Giovanni Battista, Ugo e Giacomo Spinola di Luccoli, a cui tocca il palazzo con la clausola di trasferirsi a vivere nella residenza di Pellicceria. Si tratta di uno dei momenti più rilevanti per la storia della quadreria del palazzo che, con questo passaggio di proprietà, vede arrivare tra le proprie sale la ricchissima collezione di Giacomo Spinola che, a sua volta, aveva ereditato parte della raccolta di Costantino Balbi. Tra le numerose opere entrano nel palazzo la Madonna orante di Joos van Cleve, l’Allegoria della Pace di Luca Giordano e il Ritratto femminile di Bernardo Strozzi.


La donazione di Paolo e Franco Spinola

A Giacomo Spinola si deve un'ampia campagna di restauri, nonché la completa ristrutturazione delle cucine storiche site nell'ammezzato tra il primo e secondo piano.
Alla sua morte, 1858, il palazzo passa prima al figlio Francesco Gaetano e poi al nipote Ugo, il padre dei due donatori Paolo e Franco Spinola. Il palazzo subisce seri danni drante la Seconda Guerra mondiale: a seguito di un bombardamento, il terzo e il quarto piano vengono completamente distrutti. I due marchesi, dotati di una grande sensibilità culturale, grazie anche ai suggerimenti dell'allora Soprintendente Pasquale Rotondi, decidono di destinare alla pubblica fruizione la loro secolare dimora, donando allo Stato italiano il palazzo con tutto il patrimonio in esso conservato. Con una non comune lungimiranza, Paolo e Franco legano la donazione al “mantenimento dell'aspetto di dimora storica” che ancora oggi mantiene. Nello stesso tempo, i due fratelli donano al Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta la loro residenza a San Michele di Pagana (Rapallo).


La nascita della Galleria Nazionale della Liguria

Considerata la distruzione degli ultimi due piani e la perdita del loro aspetto storico, i due marchesi suggeriscono di collocare al terzo piano la Galleria Nazionale della Liguria, ovvero di ricostruire gli ambienti ormai perduti come un moderno spazio museale. In queste sale sono oggi esposti capolavori provenienti dalla donazione Spinola (che per ragioni conservative non possono essere collocati nei piani storici) insieme a opere acquisite negli anni dallo Stato al fine di documentare la ricchezza della pittura ligure. Tra questi l'Ecce homo di Antonello da Messina, il Ritratto equestre di Gio. Carlo Doria di Pietro Paolo Rubens, la statua della Giustizia di Giovanni Pisano.